
La geriatria è la branca della medicina che si occupa dei complessi problemi fisici e psicosociali tipici della persona anziana.
Il suo scopo è la diagnosi, prevenzione e cura delle patologie legate all’invecchiamento.
Per rallentare il declino fisiologico legato all’invecchiamento e mantenere la miglior qualità di vita possibile possono essere utile integratori specifici e dispositivi medici.
Referente: Dott. Simone Costamagna, Farmacia Del Borgo
Il progressivo declino della massa e della forza muscolare scheletrica rappresenta uno dei principali fattori che contribuiscono all’aumento della mortalità, della morbilità e al peggioramento della qualità della vita nelle persone anziane. Questo fenomeno, noto come sarcopenia, è una condizione fisiologica legata all’età, ma fortemente influenzata dallo stile di vita e dall’alimentazione.
Le evidenze scientifiche mostrano che nella popolazione anziana si riscontra frequentemente una carenza nell’apporto dei principali nutrienti, in particolare delle proteine, il cui consumo tende a diminuire con l’età. Al contrario, l’assunzione di carboidrati rimane pressoché invariata, determinando così uno squilibrio nutrizionale che incide negativamente sullo stato muscolare complessivo.
Questa perdita progressiva di muscoli comporta riduzione della forza fisica, maggiore fragilità strutturale e aumento del rischio di cadute e fratture. Inoltre, la diminuzione della forza muscolare costringe l’organismo a sottoporre a un carico maggiore il sistema scheletrico, contribuendo all’insorgenza di dolori osteo-articolari e alla riduzione della mobilità tipica dell’età avanzata.
Per contrastare questi processi, risulta utile integrare l’alimentazione con supplementi proteici di alta qualità, preferibilmente arricchiti con vitamine e minerali essenziali, che supportano la sintesi proteica e il mantenimento della massa muscolare.
A questa categoria appartengono anche gli integratori nutrizionali completi, sviluppati per coprire non solo il fabbisogno proteico, ma anche quello energetico. Questi prodotti si rivelano particolarmente utili nei soggetti con difficoltà di alimentazione o affetti da patologie croniche o debilitanti, poiché possono fornire, anche in piccole quantità, i nutrienti necessari per compensare un pasto incompleto o, in alcuni casi, sostituirlo completamente.
In sintesi, una corretta alimentazione associata a un adeguato apporto proteico rappresenta una delle strategie più efficaci per preservare la funzionalità muscolare, migliorare la qualità della vita e promuovere un invecchiamento sano e attivo.
(Nowson C, O’Connell S. Protein Requirements and Recommendations for Older People: A Review. Nutrients. 2015 Aug 14;7(8):6874-99. doi: 10.3390/nu7085311. PMID: 26287239; PMCID: PMC4555150.)
La vitamina B12 è un micronutriente fondamentale per numerosi processi biologici. Studi scientifici hanno evidenziato che livelli ridotti di vitamina B12 possono determinare importanti alterazioni sistemiche, tra cui deficit cognitivi, disturbi neurologici e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari.
A livello cellulare, la vitamina B12 agisce come cofattore enzimatico essenziale in tre principali funzioni:
- Formazione dei globuli rossi, indispensabili per il trasporto dell’ossigeno nel sangue;
- Prevenzione dell’accumulo di omocisteina nei tessuti e nel sangue, riducendo il rischio di malattie vascolari, ictus e alcune forme tumorali;
- Sintesi dell’amminoacido metionina, un componente chiave per la produzione delle proteine e per la regolazione di numerosi processi cellulari.
L’assorbimento della vitamina B12 è un processo biologicamente complesso, che coinvolge stomaco, pancreas e intestino tenue e tende a diventare meno efficiente con l’avanzare dell’età. Negli adulti in buona salute, solo circa la metà della vitamina B12 introdotta con la dieta viene effettivamente assorbita. Qualsiasi alterazione nella funzionalità di questi organi può ridurne significativamente la disponibilità e portare, nel tempo, a una carenza vitaminica.
Nel dettaglio, nello stomaco l’acido gastrico e l’enzima pepsina liberano la vitamina B12 dalle proteine alimentari. Una volta separata, la vitamina si lega a specifiche proteine dette aptocorrine (o proteine R), che la trasportano fino all’intestino tenue. Qui, le proteasi pancreatiche degradano le proteine R, liberando nuovamente la vitamina B12, che si lega poi a un’altra proteina fondamentale: il fattore intrinseco, prodotto dalle cellule parietali dello stomaco. Il legame tra vitamina B12 e fattore intrinseco avviene in un ambiente alcalino, tipico dell’intestino tenue, permettendo alla vitamina di essere assorbita attraverso i villi intestinali.
Questo delicato meccanismo può essere compromesso dall’uso prolungato di farmaci che riducono l’acidità gastrica, come gli inibitori della pompa protonica (IPP). Riducendo l’acidità dello stomaco, questi farmaci ostacolano sia la liberazione della vitamina B12 dagli alimenti, sia il legame con il fattore intrinseco, diminuendone quindi l’assorbimento.
Per contrastare tale problema, può essere utile ricorrere a integratori di vitamina B12. In queste formulazioni, la vitamina non è legata a proteine alimentari e quindi non necessita di un ambiente acido per essere assorbita. Inoltre, molti integratori moderni sono progettati per essere assorbiti direttamente attraverso la mucosa orale, in particolare sotto la lingua (via sublinguale), bypassando completamente il tratto gastrointestinale e garantendo un assorbimento più efficiente anche negli individui con ridotta funzionalità digestiva.
In conclusione, la vitamina B12 è un elemento chiave per la salute del sangue, del sistema nervoso e dell’apparato cardiovascolare. Con l’età, una corretta integrazione — sotto controllo medico — può rappresentare una strategia efficace per prevenire carenze e mantenere un buono stato di salute generale.
(Stover PJ. Vitamin B12 and older adults. Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2010 Jan;13(1):24-7. doi: 10.1097/MCO.0b013e328333d157. PMID: 19904199; PMCID: PMC5130103.).
Le forme anemiche dovute a carenza di ferro (note come Iron Deficiency Anemia, o IDA) rappresentano una delle principali cause di anemia nella popolazione anziana. Tale condizione si associa spesso a stanchezza cronica, pallore, ridotta capacità di concentrazione e indebolimento generale. Le cause possono essere molteplici e riconducibili principalmente a tre fattori:
- Cause alimentari – Un apporto dietetico di ferro inferiore ai livelli raccomandati o un assorbimento intestinale inefficace può determinare una riduzione delle riserve di ferro. Ciò accade spesso in diete povere di alimenti di origine animale o in presenza di disturbi gastrointestinali che ne limitano l’assorbimento.
- Fattori sistemici – Infiammazioni croniche e patologie oncologiche possono compromettere l’utilizzo del ferro da parte dell’organismo o aumentarne la perdita. In presenza di uno stato infiammatorio prolungato, infatti, l’organismo tende a “sequestrare” il ferro nei tessuti, rendendolo meno disponibile per la produzione di nuovi globuli rossi.
Politerapie farmacologiche – L’uso prolungato di determinati farmaci può favorire microemorragie o perdite di sangue occulte, con conseguente riduzione dei livelli di ferro. Anche l’impiego di farmaci antiacidi o che alterano il pH gastrico può ridurne l’assorbimento.
Un discorso analogo riguarda l’acido folico, o vitamina B9, una vitamina idrosolubile indispensabile per la sintesi del DNA, la formazione dei globuli rossi e il metabolismo cellulare. L’acido folico lavora in stretta sinergia con la vitamina B12, contribuendo al corretto funzionamento del sistema nervoso e alla produzione di cellule sane.
Negli anziani, una carenza di acido folico è stata associata a disturbi ematologici, come l’anemia megaloblastica, ed alterazioni neuropsichiatriche, tra cui deficit cognitivi, depressione e irritabilità. Tali carenze possono derivare da un ridotto apporto alimentare, da problemi di assorbimento intestinale o dall’uso di farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina.
Un acido folico rappresenta quindi un elemento chiave per mantenere una buona ossigenazione dei tessuti, preservare la salute del sistema nervoso e favorire il benessere generale, soprattutto in età avanzata.
(Baddam S, Khan KM, Jialal I. Folic Acid Deficiency. [Updated 2025 Jun 25]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2025)
La carenza di vitamina D, o ipovitaminosi D, è una condizione molto diffusa nella popolazione anziana e rappresenta un importante fattore di rischio per diverse patologie, sia a livello scheletrico che sistemico.
In particolare, diversi studi clinici hanno evidenziato una stretta correlazione tra bassi livelli di vitamina D3 e un aumento dell’incidenza di fratture, soprattutto del femore e delle vertebre, con un impatto significativo sulla qualità della vita e sull’autonomia funzionale degli anziani.
Negli anziani, il rischio di sviluppare una carenza è maggiore per due motivi principali. Innanzitutto, la produzione di vitamina D nell’organismo umano avviene principalmente nella pelle, grazie all’azione dei raggi ultravioletti del sole. Con l’avanzare dell’età, le cellule cutanee perdono progressivamente la capacità di sintetizzare vitamina D, e ciò è ulteriormente aggravato dalla ridotta esposizione alla luce solare, comune nelle persone anziane, soprattutto in quelle che trascorrono molto tempo in ambienti chiusi o istituzionalizzati.
La vitamina D, in particolare la sua forma biologicamente attiva D3 (colecalciferolo), svolge un ruolo fondamentale come cofattore nel metabolismo del calcio, favorendone sia l’assorbimento intestinale sia la deposizione nella matrice ossea. Di conseguenza, livelli sierici insufficienti di vitamina D compromettono la mineralizzazione delle ossa, rendendole più fragili e aumentando il rischio di osteoporosi e fratture.
È importante sottolineare che, sebbene l’invecchiamento non annulli completamente la capacità cutanea di produrre vitamina D, l’esposizione prolungata al sole non può essere considerata una soluzione sicura, poiché aumenta il rischio di danni cutanei e tumori della pelle.
Per questo motivo, la supplementazione di vitamina D rappresenta l’approccio più efficace e sicuro per mantenere livelli adeguati della vitamina nell’organismo. Tale integrazione può avvenire sia per via farmacologica, sotto controllo medico, sia attraverso alimenti arricchiti (come latte, yogurt o cereali fortificati), contribuendo in modo significativo al mantenimento della salute ossea e alla prevenzione delle complicanze legate alla carenza.
Un’adeguata idratazione è un elemento indispensabile per il mantenimento della salute e delle funzioni fisiologiche dell’organismo umano. L’acqua è coinvolta in quasi tutti i processi vitali: regola la temperatura corporea, favorisce il trasporto di nutrienti e metaboliti, lubrifica le articolazioni e contribuisce al corretto funzionamento di organi e tessuti.
Negli anziani, tuttavia, il rischio di disidratazione è particolarmente elevato. Con l’età, infatti, diminuisce la sensazione di sete e si riduce la capacità dei reni di concentrare le urine, favorendo la perdita di liquidi. Molti anziani, inoltre, limitano volontariamente l’assunzione di acqua per evitare frequenti minzioni, soprattutto in presenza di problemi di incontinenza o mobilità ridotta.
La disidratazione, spesso sottovalutata, può essere causa di numerosi disturbi: stitichezza, alterazioni cognitive, squilibri pressori, problemi renali, disordini metabolici e pruriti cronici.
Idratazione e salute della pelle
Il ruolo dell’acqua nella salute cutanea è fondamentale. L’idratazione influenza direttamente la funzionalità dello strato corneo, lo strato più esterno dell’epidermide, che funge da barriera protettiva contro gli agenti esterni e limita la perdita di acqua. Studi scientifici hanno dimostrato che una scarsa idratazione dello strato corneo compromette la funzione di barriera della pelle, favorendo la comparsa di infiammazioni, dermatiti e pruriti ricorrenti. Oltre all’uso di creme idratanti, che riducono l’evaporazione dell’acqua dalla superficie cutanea, è quindi fondamentale assicurare un adeguato apporto idrico quotidiano per mantenere l’equilibrio fisiologico della cute.
Idratazione, sistema nervoso e apparato digerente
L’importanza dell’acqua non si limita alla pelle. Ricerche condotte su popolazioni con età superiore ai 50 anni hanno evidenziato che un basso apporto idrico è associato a un declino delle funzioni cognitive, manifestato con difficoltà di concentrazione, letargia e alterazioni dell’umore. L’acqua, infatti, è indispensabile per il corretto funzionamento del cervello, poiché influisce sul metabolismo neuronale e sull’equilibrio elettrolitico.
Anche l’apparato digerente trae grande beneficio da una buona idratazione. La stitichezza, disturbo molto comune nella popolazione anziana, è spesso dovuta a una scarsa presenza di acqua nel lume intestinale, che rende le feci più dure e rallenta la motilità intestinale. Bere adeguate quantità di acqua favorisce quindi la regolarità del transito intestinale e contribuisce a migliorare il comfort digestivo.
Consumo giornaliero
Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’apporto giornaliero consigliato di acqua varia da un minimo di 1,5–2 litri fino a circa 2,5 litri al giorno. Tuttavia, per chi trova difficile bere solo acqua, è possibile soddisfare parte del fabbisogno idrico anche attraverso tisane, tè, frutta e verdura, che contribuiscono in modo significativo all’idratazione.
Poiché il gusto neutro dell’acqua può ridurre la motivazione a consumarla regolarmente, alcune persone possono ricorrere a edulcoranti, preferibilmente naturali e privi di zuccheri, per renderne l’assunzione più gradevole e favorire così il raggiungimento del corretto apporto giornaliero di liquidi.
La disfagia è definita come un disturbo della deglutizione in cui l’atto di ingerire cibo o liquidi diventa difficoltoso, doloroso o addirittura impossibile, con possibile compromissione del normale transito del bolo alimentare attraverso l’esofago. Si tratta di una condizione che diventa più frequente con l’avanzare dell’età, spesso come conseguenza di patologie del tratto digerente o di malattie neurodegenerative (come Parkinson, Alzheimer o ictus).
Uno degli aspetti più critici della disfagia è che spesso passa inosservata: molti pazienti tendono a nascondere il problema, oppure non ne sono consapevoli. Segnali iniziali come tosse o sensazione di soffocamento durante la deglutizione, residui di cibo in bocca, deglutizione forzata o difficoltà nel masticare vengono facilmente trascurati, fino alla comparsa di sintomi più gravi quali perdita di peso, febbre cronica, rifiuto del cibo e difficoltà nel mantenere la bocca chiusa. Il riconoscimento precoce di questi segnali è fondamentale per evitare complicanze come malnutrizione, disidratazione e polmoniti ab ingestis, che rappresentano cause comuni di ospedalizzazione negli anziani disfagici.
Strategie di supporto nutrizionale nella disfagia
Per migliorare la qualità della vita delle persone affette da disfagia, sono oggi disponibili prodotti e tecnologie alimentari che permettono di modificare la consistenza dei cibi e dei liquidi, rendendoli più facili da deglutire senza comprometterne il gusto o il valore nutrizionale.
Tra le soluzioni più utilizzate rientrano addensanti e gelificanti che, aggiunti agli alimenti o alle bevande, ne aumentano la viscosità e ne facilitano la deglutizione in sicurezza.
Di seguito sono descritti i principali ingredienti impiegati a questo scopo.
· Amido di mais modificato
L’amido di mais modificato deriva dal trattamento dell’amido nativo per migliorarne le proprietà funzionali.
I trattamenti fisici, come la pregelatinizzazione, aggregano le particelle di amido in granuli, aumentando la loro capacità di assorbire acqua e di rigonfiarsi rapidamente. Questo rende l’amido modificato facilmente solubile e capace di addensare liquidi in tempi brevi. Ulteriori miglioramenti si ottengono mediante trattamenti chimici, con l’aggiunta di acidi, alcali o esteri che stabilizzano la consistenza, aumentano la solubilità e migliorano la resistenza ai cicli di congelamento e scongelamento. Infine, la modifica enzimatica — un processo ecocompatibile che utilizza enzimi come amilasi e pullulanasi — consente di scomporre selettivamente le catene di amido, ottimizzandone la digeribilità e regolando la viscosità finale.
Tali caratteristiche rendono l’amido di mais modificato un ingrediente molto versatile nei prodotti destinati ai pazienti disfagici.
(Li et al., 2024, Foods, 14(1):26)
· Maltodestrine
Le maltodestrine (MX) sono polisaccaridi ottenuti per idrolisi acida o enzimatica dell’amido, con un apporto energetico di circa 4 kcal per grammo. Sono costituite da catene di D-glucosio unite da legami glicosidici α-(1→4) e α-(1→6) e presentano una struttura formata da componenti lineari (amilosio) e ramificate (amilopectina).
Il grado di idrolisi viene espresso tramite il valore di destrosio equivalente (DE): le maltodestrine presentano valori di DE compresi tra 3 e 20, mentre prodotti con DE superiore sono classificati come sciroppi di glucosio. Il valore DE influisce direttamente sulle proprietà fisico-chimiche e funzionali: valori bassi determinano una polvere più stabile e meno igroscopica, mentre valori più elevati rendono la soluzione più dolce e viscosa.
In ambiente acquoso, le maltodestrine formano legami a idrogeno con le molecole d’acqua, aumentando la viscosità della soluzione e migliorando la testura dei liquidi destinati ai pazienti con disfagia, senza alterarne in modo significativo il sapore.
· Gomma xantana
La gomma xantana è un polisaccaride ad alto peso molecolare ottenuto tramite fermentazione di carboidrati da parte del batterio Xanthomonas campestris. Dopo la fermentazione, il prodotto viene precipitato con alcol, essiccato e macinato fino a ottenere una polvere solubile in acqua.
Una delle caratteristiche principali della gomma xantana è la sua completa solubilità in acqua fredda e la presenza di gruppi carbossilici negativamente caricati (COO⁻) sulle catene laterali, che le conferiscono una forte capacità viscosizzante. Questa proprietà permette di ottenere soluzioni stabili, omogenee e facilmente deglutibili, rendendo la gomma xantana uno degli addensanti più efficaci e sicuri per la gestione della disfagia.
(Feiner G., Meat Products Handbook, Woodhead Publishing, 2006)
Con l’avanzare dell’età, è noto che la pressione arteriosa tende ad aumentare progressivamente. Questo fenomeno non è dovuto esclusivamente ai naturali processi dell’invecchiamento, ma anche a fattori ambientali, genetici e di stile di vita, come alimentazione scorretta, sedentarietà e stress cronico.
Dal punto di vista fisiologico, l’aumento della pressione arteriosa negli anziani è principalmente correlato a modificazioni strutturali delle arterie. Con il tempo, le pareti vascolari diventano meno elastiche e più rigide a causa di processi come aterosclerosi e calcificazione vascolare. Questi cambiamenti provocano un restringimento del lume vascolare, aumentando la resistenza al flusso sanguigno. Tale irrigidimento delle grandi arterie si traduce in un incremento della pressione sistolica (la pressione massima), della pressione differenziale e della pressione arteriosa media, con conseguenze dirette sulla salute cardiovascolare.
Un altro aspetto rilevante è la ridotta capacità dell’organismo di adattarsi rapidamente ai cambiamenti emodinamici. Con l’età, infatti, i meccanismi di regolazione automatica della pressione, come la modulazione della gittata cardiaca o l’eliminazione dei liquidi attraverso i reni, diventano meno efficienti, rendendo più difficile mantenere un equilibrio pressorio stabile.
Inoltre, una quota significativa di anziani presenta insufficienza venosa periferica, dovuta alla ridotta capacità dei vasi degli arti inferiori di spingere il sangue venoso verso il cuore. Questo può dipendere da una debole gittata cardiaca, da un’elevata resistenza vascolare periferica o da difficoltà motorie che limitano il movimento e, di conseguenza, la circolazione di ritorno.
Per questo motivo, la prevenzione diventa la strategia chiave per ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. L’utilizzo di strumenti automatici di misurazione della pressione arteriosa, semplici da usare e da leggere, rappresenta un valido supporto per il monitoraggio domestico, specialmente nelle persone anziane e fragili.
(Singh J.N. et al., StatPearls, 2025)
E’ opportuno ricordare che i valori standard per la pressione sanguigna dati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono 140/90 per persone tra i 18 e i 59 anni di età, mentre 150/90 per pazienti fra i 60 e gli 85 anni. Variazioni di questi valori sono da riportare al medico per valutare se una modifica del proprio stile di vita e l’uso di integratori possono essere sufficienti, oppure è necessario iniziare con una terapia farmacologica.
L’incontinenza è una condizione caratterizzata dall’incapacità di controllare volontariamente l’emissione di urine o feci, con conseguente svuotamento involontario degli organi interessati. L’incontinenza rettale è più spesso correlata a età molto avanzata o a gravi patologie sistemiche, l’incontinenza urinaria invece può manifestarsi già a partire dai 40 anni, aumentando di prevalenza con il passare degli anni.
Questo disturbo ha un impatto psicologico e sociale significativo. Le persone che ne soffrono spesso vivono sentimenti di imbarazzo, ansia e isolamento, limitando la propria vita sociale e le attività quotidiane per timore di episodi indesiderati. Studi clinici hanno evidenziato una maggiore incidenza di ansia e depressione tra i soggetti affetti da incontinenza. Inoltre, alcuni pazienti tendono a evitare l’assunzione di farmaci salvavita, come i diuretici, per non aggravare il disturbo.
Le cause dell’incontinenza urinaria variano in base al sesso: nelle donne, sono spesso legate a cambiamenti ormonali e anatomici (ad esempio dopo gravidanze o menopausa), mentre negli uomini la causa più comune è l’ipertrofia prostatica benigna, che ostacola il normale deflusso urinario.
L’evoluzione tecnologica ha permesso lo sviluppo di presidi per l’incontinenza sempre più efficaci, discreti e adattabili alle esigenze individuali. Oltre ai tradizionali pannoloni, oggi sono disponibili diverse soluzioni pensate per migliorare comfort, igiene e qualità della vita dei pazienti.
- Pannoloni a mutandina: indicati per soggetti con ridotta mobilità o allettati. Hanno elevata capacità assorbente (fino a due litri), risultano pratici per i caregiver e sono ideali anche per l’uso notturno.
- Pannoloni rettangolari o sagomati: realizzati con polimeri altamente assorbenti, sono adatti a chi presenta perdite consistenti, ma mantiene una certa autonomia nei movimenti.
- Pants (mutande assorbenti): pensati per incontinenze lievi o moderate, sono comodi e discreti, simili a normali indumenti intimi. Ideali per chi conduce una vita attiva e desidera libertà di movimento fuori casa.
- Assorbenti anatomici: la soluzione più piccola e invisibile, adatta ai casi di incontinenza molto leggera.
- Traverse assorbenti: dispositivi di protezione per letti, poltrone o superfici di appoggio, utili in caso di incontinenza notturna o immobilità prolungata.
La scelta del presidio più adatto deve essere personalizzata in base al grado di incontinenza, alle condizioni fisiche del paziente e al suo stile di vita. L’obiettivo principale è preservare la dignità, la sicurezza e l’autonomia della persona, riducendo l’impatto psicologico e migliorando la qualità complessiva della vita.
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